La Parola del giorno rielaborata da "Innamorati della lode" con letture e commenti tratti dal sito Lachiesa.it ;

Questo blog è consacrato ai Sacri Cuori di Gesù e di Maria ed allo Spirito Santo. Ci benedicano e ci proteggano sempre.

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sabato 3 marzo 2012

.:La Liturgia di Domenica 4 Marzo 2012: .II DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO B) "Questi è il Figlio mio, l’amato."

 
 
 
 

 

La Liturgia di Domenica 4 Marzo

 

Commento
La trasfigurazione occupava un posto importante nella vita e nell'insegnamento della Chiesa primitiva. Ne sono testimonianze le narrazioni dettagliate dei Vangeli e il riferimento presente nella seconda lettera di Pietro (2Pt 1,16-18).
Per i tre apostoli il velo era caduto: essi stessi avevano visto ed udito. Proprio questi tre apostoli sarebbero stati, più tardi, al Getsemani, testimoni della sofferenza di nostro Signore.
L'Incarnazione è al centro della dottrina cristiana. Possono esserci molti modi di rispondere a Gesù, ma per la Chiesa uno solo è accettabile. Gesù è il Figlio Unigenito del Padre, Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero. La vita cristiana è una contemplazione continua di Gesù Cristo. Nessuna saggezza umana, nessun sapere possono penetrare il mistero della rivelazione. Solo nella preghiera possiamo tendere a Cristo e cominciare a conoscerlo.
"È bello per noi stare qui", esclama Pietro, il quale "non sapeva infatti che cosa dire, poiché erano stati presi dallo spavento". La fede pone a tacere la paura, soprattutto la paura di aprire la nostra vita a Cristo, senza condizioni. Tale paura, che nasce spesso dall'eccessivo attaccamento ai beni temporali e dall'ambizione, può impedirci di sentire la voce di Cristo che ci è trasmessa nella Chiesa.
 

II DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO B)

Grado della Celebrazione: DOMENICA
Colore liturgico: Viola

Antifona d'ingresso
Di te dice il mio cuore: "Cercate il suo volto".
Il tuo volto io cerco, o Signore.
Non nascondermi il tuo volto. (Sal 27,8-9)



Oppure:
Ricorda, Signore, il tuo amore e la tua bontà,
le tue misericordie che sono da sempre.
Non trionfino su di noi i nostri nemici;
libera il tuo popolo, Signore,
da tutte le sue angosce. (Sal 25,6.3.22)

Colletta
O Padre, che ci chiami
ad ascoltare il tuo amato Figlio,
nutri la nostra fede con la tua parola
e purifica gli occhi del nostro spirito,
perché possiamo godere la visione della tua gloria.
Per il nostro Signore Gesù Cristo...

PRIMA LETTURA (Gen 22,1-2.9.10-13.15-18)
Il sacrificio del nostro padre Abramo.

Dal libro della Gènesi

In quei giorni, Dio mise alla prova Abramo e gli disse: «Abramo!». Rispose: «Eccomi!». Riprese: «Prendi tuo figlio, il tuo unigenito che ami, Isacco, va' nel territorio di Mòria e offrilo in olocausto su di un monte che io ti indicherò».
Così arrivarono al luogo che Dio gli aveva indicato; qui Abramo costruì l'altare, collocò la legna. Poi Abramo stese la mano e prese il coltello per immolare suo figlio. Ma l'angelo del Signore lo chiamò dal cielo e gli disse: «Abramo, Abramo!». Rispose: «Eccomi!». L'angelo disse: «Non stendere la mano contro il ragazzo e non fargli niente! Ora so che tu temi Dio e non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo unigenito».
Allora Abramo alzò gli occhi e vide un ariete, impigliato con le corna in un cespuglio. Abramo andò a prendere l'ariete e lo offrì in olocausto invece del figlio.
L'angelo del Signore chiamò dal cielo Abramo per la seconda volta e disse: «Giuro per me stesso, oracolo del Signore: perché tu hai fatto questo e non hai risparmiato tuo figlio, il tuo unigenito, io ti colmerò di benedizioni e renderò molto numerosa la tua discendenza, come le stelle del cielo e come la sabbia che è sul lido del mare; la tua discendenza si impadronirà delle città dei nemici. Si diranno benedette nella tua discendenza tutte le nazioni della terra, perché tu hai obbedito alla mia voce».

Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE (Sal 115)
Rit: Camminerò alla presenza del Signore nella terra dei viventi.

Ho creduto anche quando dicevo:
«Sono troppo infelice».
Agli occhi del Signore è preziosa
la morte dei suoi fedeli.

Ti prego, Signore, perché sono tuo servo;
io sono tuo servo, figlio della tua schiava:
tu hai spezzato le mie catene.
A te offrirò un sacrificio di ringraziamento
e invocherò il nome del Signore.

Adempirò i miei voti al Signore
davanti a tutto il suo popolo,
negli atri della casa del Signore,
in mezzo a te, Gerusalemme.

SECONDA LETTURA (Rm 8,31-34)
Dio non ha risparmiato il proprio Figlio.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani

Fratelli, se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? Egli, che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha consegnato per tutti noi, non ci donerà forse ogni cosa insieme a lui?
Chi muoverà accuse contro coloro che Dio ha scelto? Dio è colui che giustifica! Chi condannerà? Cristo Gesù è morto, anzi è risorto, sta alla destra di Dio e intercede per noi!

Parola di Dio

Canto al Vangelo (Mc 9,7)
Lode e onore a te, Signore Gesù!
Dalla nube luminosa, si udì la voce del Padre:
«Questi è il mio Figlio, l'amato: ascoltatelo!».
Lode e onore a te, Signore Gesù!

VANGELO (Mc 9,2-10)
Questi è il Figlio mio, l'amato.

+ Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli.
Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati. Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l'amato: ascoltatelo!». E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro.
Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell'uomo fosse risorto dai morti. Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti.

Parola del Signore

Il futuro presente

Li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli.
Gesù prende l'iniziativa e conduce alcuni discepoli con sé su un alto monte. Come Mosè che, nel racconto dell'Esodo, salì sull'alto monte chiamato da Dio per contemplare la sua gloria e ricevere in dono le dieci parole della Alleanza. Lui solo mentre il popolo era rimasto ai piedi della montagna.

Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime.
Il verbo è al passivo, Gesù perde l'iniziativa, il cambiamento non è opera sua, ma iniziativa di Dio che nel Figlio manifesta la sua gloria. Marco ci racconta la metamorfosi di Gesù attraverso la descrizione delle vesti diventate bianchissime, come quelle della moltitudine dell'Apocalisse che stava davanti all'Agnello. L'immagine è quella della resurrezione di cui i discepoli vedono uno spiraglio. Qual è il senso di questa anticipazione?

«Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia»
Di sicuro i discepoli non hanno capito, ma sono stati colpiti e spaventati da quello che stavano vedendo. Ci sono momenti in cui le emozioni sono così forti e profonde che spaventano, perché sono destabilizzanti, travolgono gli equilibri raggiunti e le abitudini consolidate. Nonostante lo sconcerto Pietro ne ha colto la bellezza, non nel senso estetico ma nel senso originario del frutto bello della creazione. Ne è confortante il verbo essere che però contrasta con il successivo fare. L'uomo, nella sua debolezza, ha sempre bisogno di tradurre tutto nel fare, ma è necessario che l'agire dell'uomo tragga origine dal senso originario del suo essere. Pietro si affida alla tradizione e propone di costruire una dimora, come Mosè fece costruire la tenda dell'Alleanza, come segno permanente dell'abitazione di Dio tra gli uomini. Una tenda che rivelasse e nascondesse perché nessun uomo può stare al cospetto di Dio e sopravvivere.

Venne una nube che li coprì con la sua ombra
Ma non sarà l'uomo a costruire una dimora a Dio, come per Davide, sarà Dio a costruire una casa all'uomo. La nube copri i discepoli e li avvolse. L'immagine di gloria che stavano vedendo, che li ha spaventati e conquistati tanto che, in qualche modo, volevano velare e permanere, è tolta dalla loro vista. C'è un'altra realtà a cui fare attenzione: Gesù, il Figlio del Padre e la sua Parola. Le parole di Pietro sono diventate un balbettio inutile.

Mentre scendevano dal monte...
Di nuovo Gesù prende l'iniziativa e ordina di non dire niente a nessuno di quella esperienza. Ma cosa avrebbero potuto balbettare i discepoli senza passare dall'esperienza pasquale? I discepoli scendono dal monte pieni di interrogativi. Quello spiraglio di gloria più che rivelare ha nascosto, il mistero è rimasto intatto ed ha bisogno di essere vissuto per essere compreso. Le parole degli uomini sono diventate inutili se non passano attraverso l'ascolto concreto della sua Parola. Una parola non solo una voce ma carne che si è fatta storia ed ha posto la sua tenda tra gli uomini.

Anche noi, come i tre discepoli, dobbiamo scendere la monte con la stessa visione negli occhi. L'evento pasquale ci ha fatto conoscere la risurrezione di Cristo che ci rivela in anticipo quello che sarà il compimento della storia, ma continuiamo a chiederci cosa significhi "risorgere dai morti".
Non è una domanda che guarda al futuro, ma che coinvolge la nostra vita. Siamo chiamati a leggere la nostra vita presente alla luce di Pasqua, e non la nostra vita futura. La risurrezione non è solo ciò che sta davanti a noi, in un futuro più o meno lontano, ma soprattutto ciò che può trasformare fin d'ora il nostro cammino
.


Oggi, nel mio rientro al cuore, lascio che il mistero della Trasfigurazione del Signore mi consoli, mi dia coraggio e mi aiuti a leggere anche gli eventi penosi della vita come tappa di un cammino provvidenziale in cui Dio cammina al mio fianco, Risorto e Vittorioso.

Irradia sul nostro volto, Signore, la luce di Gesù trasfigurato e risorto perché anche la nostra vita diventi caparra di risurrezione.

La voce di un mistico francese
La Trasfigurazione finisce per diventare una festa prediletta esprime esattamente ciò che io mi aspetto più ardentemente in Cristo: che la beata metamorfosi di tutto si compia in noi e ai nostri occhi.
Teilhard de Chardin

I santi del giorno

 

                    

Domenica 04 Marzo 2012

S. CASIMIRO, Principe, figlio del re di Polonia

image Per saperne di più sui Santi del giorno...

San Casimiro

Principe polacco

 

Casimiro (lituano: Kazimieras, Polacco: Kazimierz) soprannominato dai suoi compatrioti "uomo di pace", nacque a Cracovia il 3 ottobre 1458, terzo dei tredici figli di Casimiro IV, re di Polonia, e di Elisabetta d'Austria, figlia dell'imperatore Alberto II. Il matrimonio tra i due, rivelatasi un'unione felice oltre che fertile, era stato combinato con l'aiuto di Jan Długosz, storiografo e canonico di Cracovia, religioso schivo ma di grande erudizione e santità. Proprio a lui fu dunque affidata l'educazione di Casimiro quando questi raggiunse l'età di nove anni ed il sacerdote si rivelò un ottimo insegnante.

 

Non ancora quindicenne, in seguito alla richiesta da parte della nobiltà ungherese, il padre inviò Casimiro a guidare un esercitò contro il sovrano ungherese, Mattia Corvino. Quando però Casimiro venne a sapere che Mattia disponeva di truppe ben più numerose delle sue, e si rese conto di essere stato abbandonato sia dalla nobiltà ungherese che dalle proprie truppe in diserzione, accolse favorevolmente il consiglio dei suoi ufficiali ed interruppe la spedizione.

 

Intanto il Pp Sisto IV (Francesco della Rovere, 1471-1484), temendo forse che la guerra rischiasse solo di favorire la causa turca, aveva inoltrato un appello di desistenza al sovrano polacco. Il re, dimostratosi disponibile ad un colloquio di pace, inviò un messaggero al figlio, che però, con sua grande vergogna, scoprì già ritiratosi. Per castigo fu vietato a Casimiro di fare ritorno a Cracovia e venne rinchiuso per tre mesi nel castello di Dobzki. Nonostante le pressioni del padre e le nuove richieste da parte dei nobili magiari, Casimiro non si lasciò mai più persuadere ad abbracciare le armi.

Pare che il giovane principe non ambisse a posizioni di governo e preferiva piuttosto attivarsi in favore dei poveri, degli oppressi, dei pellegrini e dei prigionieri. Era solito infatti denunciare, al re suo padre, tutte le ingiustizie nei confronti dei poveri ed ogni loro necessità di cui veniva a conoscenza. Grande gioia provò quando decise di donare tutti i suoi beni ai bisognosi.

 

"Difendeva e abbracciava come sue le cause dei poveri e dei miserabili, per cui dal popolo veniva chiamato difensore dei poveri. E benché fosse figlio del re e nobile per la dignità della nascita, mai si mostrava superiore nel tratto e nella conversazione con qualsiasi persona, per quanto umile e di bassa condizione" (Liturgia delle Ore).

 

Sempre aveva davanti agli occhi l'immagine di Cristo, che lava i piedi ai discepoli, e le parole: "Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri" (Gv 13, 14).

 

La sua vita fu da allora più monastica che principesca, il suo carattere mite ed umile lo spinse ad occuparsi più della Chiesa che della vita di corte. Trascorreva infatti gran parte del suo tempo in chiesa, tra preghiera personale e funzioni liturgiche, spesso dimenticandosi addirittura di mangiare, e di notte tornava a pregare dinnanzi ai portoni chiusi della chiesa.

Solitamente gentile con tutti, fu però duro contro gli scismatici: proprio dietro sua insistenza il padre vietò il restauro delle chiese ove essi erano soliti riunirsi.

 

Grande devoto della Madonna, nella sua bara fu posta una copia del suo inno preferito: "Omni die dic Marie mea laudes anima" (Ogni giorno anima mia canta le lodi di Maria).

 

Nessuno riuscì a convincerlo a convolare a nozze con la promessa sposa, una figlia di (san) Ferdinando III di Castiglia. Egli sosteneva di non conoscere altra salvezza se non in Cristo e profetizzava la sua vicina scomparsa per stare con Lui in eterno.

 

Casimiro morì infatti di tubercolosi, a soli ventisei anni, il 4 marzo 1484, a Grodno. Le sue spoglie trovarono sepoltura nella cattedrale di Vilnius, odierna capitale lituana, ove ancora oggi sono venerate.

 

Sulla sua tomba si verificarono moltissimi miracoli; l'iter di canonizzazione prese il via nel 1517 quando il vescovo Alberto da Vilnus e Re Sigismondo III inoltrarono la richiesta a Roma. Pp Leone X (Giovanni de' Medici, 1513-1521) incaricò Monsignor Zaccaria Ferreri di recarsi in Polonia per indagare su tale presunta santità. La documentazione inerente a Casimiro essendo stata smarrita, il culto del santo subì un arresto per buona parte del XVI. 

 

Fu, dunque, ufficialmente canonizzato solo nel 1602 dal Pp Clemente VIII (Ippolito Aldobrandini, 1592-1605); nel 1621  Pp Paolo V (Camillo Borghese, 1605-1621) estese la sua festa alla Chiesa universale; nel 1636 Pp Urbano VIII (Maffeo Barberini, 1623-1644) proclamò S. Casimiro patrono ufficiale della Lituania.

 

Il culto di S. Casimiro, lungi da restare relegato nei territori facenti un tempo parte della Confederazione polacco-lituana, si è diffuso in tutta la Cristianità, tanto che la Basilica di S. Lorenzo a Firenze ne conserva alcuni resti inviati a Cosimo III nel 1667 da un vescovo di Vilnius

Vasta è l'iconografia di questo santo polacco: celebre è il suo ritratto eseguito da Carlo Dolci e molti altri dipinti lo raffigurano con in mano una pergamena, riportante alcune parole del suo inno mariano prediletto, ed un giglio, simbolo di castità.

S. Casimiro è infatti particolarmente invocato contro le tentazioni carnali.

 

Significato del nome Casimiro : "grande, illustre nel comandare" (polacco).



Fonte principale: santiebeati.it (« RIV.»).



ORAZIONE
O Dio onnipotente, che chiami a servirti per regnare con te,
fa' che per intercessione di San Casimiro
viviamo costantemente al tuo servizio
nella santità e nella giustizia.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli. Amen.



 
 
 
"Ti benedica il Signore e ti protegga.
Il Signore faccia brillare il suo volto su di te e ti sia propizio.
Il Signore rivolga su di te il suo volto e ti dia pace".
 
Amen!
 
 

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